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Ibra sì - Ibra no

Se per i calciatori adesso inizia un (breve) periodo di vacanza, per i dirigenti è questo il periodo di maggior lavoro. Conclusa ufficialmente la stagione, infatti, le società sono immediatamente entrate nel pieno delle loro attività per rinforzare le proprie compagini e puntare sempre più in alto.

Dopo essersi confermata per il secondo anno campione d’Italia, la Juve di Conte è senz’altro la squadra che più si muoverà sul mercato, per trovare il famigerato “top player” e puntare dritta alla Champions League, che il presidente Agnelli (quest’anno) ha potuto solo fotografare. I nomi sono tanti, e tutti importanti: Higuain, Jovetic, Sanchez, Cavani (quest’ultimo praticamente impossibile, viste le cifre).

Ma c’è un nome che, costantemente, ravviva le fantasie di molti tifosi, specialmente su Twitter: Zlatan Ibrahimovic.

A prescindere dalle possibilità effettive di realizzare o no il colpo, vorrei analizzare i pro, ma soprattutto i contro, dell‘“affare Ibra”.

I pro, ovviamente, sarebbero la straordinaria tecnica dello svedese, mista a uno strapotere fisico e ad una incisività nel campionato italiano che forse non si è mai vista in Serie A. Tutti ricordiamo le partite decise da una giocata di Zlatan, il cui nome è sinonimo di garanzia.

Ma, personalmente, vedo più contro. Per primo, il costo dell’operazione: potrebbe anche essere contenuto il prezzo del cartellino, ma l’ingaggio del giocatore è davvero troppo alto, e rischierebbe di compromettere gli equilibri dello spogliatoio.
Secondo, il modo di giocare: in due anni Conte ci ha abituati a giocare a calcio, mentre Ibra è il tipo di giocatore che vuole la palla sui piedi. E abbiamo visto come questo sistema sia miseramente fallito quando lo svedese era al Barcellona, che non a caso non riuscì ad inserire Ibra nel suo gioco fatto di possesso palla prolungato. Per non parlare delle esperienze a Milano, quando sia Inter che Milan non avevano gioco, ma soltanto la speranza che lo svedese risolvesse le partite.
Terzo, la poca incisività nelle partite che contano: quante volte abbiamo visto Ibra decidere una partita importante? Le sue giocate migliori sono sempre arrivare contro squadre di medio-basso livello, e non a caso, nonostante abbia sempre giocato in squadre importanti, non è mai riuscito a vincere la Champions. Solo una coincidenza? Non credo.
Quarto, e forse ultimo punto, la sua poca “fedeltà” alla maglia: ricordo ancora bene come non si sia fatto scrupoli a passare dalla Juve all’Inter nell’anno di Calciopoli, e successivamente al Barca prima e al Milan poi, per finire ora al PSG. Ovviamente tutto questo solo ed esclusivamente per l’ingaggio stellare. Abbiamo davvero bisogno di un mercenario?

Rain.

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